Durante la ricerca dell’azienda siciliana ideale, quando Gianni Zonin nel 1997 visitò il Feudo Principi di Butera e vide la posizione geografica dell’azienda, dolcemente collinare, il terreno bianco calcareo, il clima caldo ma secco, ben ventilato, immediatamente si convinse della grande vocazione di quelle terre alla produzione del Nero d’Avola. Conseguentemente, la maggior parte del Feudo venne impiantato con viti di tale cultivar.
Ai piedi delle colline, tuttavia, erano presenti terreni più scuri per la minor presenza di sostanza calcarea, chiaramente dotati di fertilità più elevata. Erano, questi, terreni adatti a vitigni alloctoni come il Merlot, il Cabernet Sauvignon e la Syrah. Si decise così di impiantare, in questi terreni, dei vitigni così detti “internazionali”, che già avevano dimostrato di poter esprimere eccellenti livelli di qualità.
Fino ad oggi questi vini erano stati vinificati ed imbottigliati in purezza; tuttavia, negli anni, da enologi curiosi, abbiamo sperimentato, e qualche volta ci siamo divertiti a provare, in piccolo, alcuni assemblaggi con i vini provenienti dai diversi vitigni. Alcune di queste prove ci hanno talmente entusiasmati per la piacevolezza, l’armonia e la personalità che ci siamo decisi a sfidarci per definire un assemblaggio memorabile.
Dapprima è stato fatto un lavoro in vigna cominciando dalle potature invernali, per una attenta gestione della parete fogliare, cercando di mantenere un basso carico di uva per vite. In cantina, disponendo di ottime uve, sanissime e ben mature, abbiamo applicato un’idea enologica semplice e non interventista. L’unica preoccupazione da enologi è stata quella di preservare ed esaltare le qualità dell’uva. Non era difficile, ma occorreva molta assistenza e cura in ogni momento della vinificazione e della maturazione dei vini. Abbiamo cercato di capire ogni vino, di centrare le temperature, i tempi di fermentazione e i rimontaggi, per estrarre tutto ciò che di positivo era contenuto nelle uve ed evitare, soprattutto, il passaggio nel vino di qualsiasi componente negativa come i tannini verdi e troppo astringenti, le sostanze amare e ossidabili e per evitare caratteri sulfurei o metallici. In poche parole: abbiamo voluto prendere il meglio dall’uva e massimizzare la personalità di ogni vino.
Operando in tal modo, secondo tanti anni di esperienza, abbiamo ottenuto dei vini ben differenziati con delle caratteristiche territoriali e varietali particolarmente evidenti.
Siamo nel mondo dei vini stile bordolese made in Sicily: il Merlot molto rotondo e fruttato, il Cabernet Sauvignon più maschio nella sua struttura tannica, il Petit Verdot dal colore molto intenso e dal fruttato avvolgente.
Il passo successivo, che ci intrigava molto, è stato quello di unire alcuni di questi vini per ottenere un blend che rispondesse ai canoni classici bordolesi e sempre attuali di armonia, equilibrio, piacevolezza, e consistenza, con un’impronta però siciliana.
Al Vinitaly 2010, dopo alcuni mesi di armonizzazione, avremo modo di testare il primo tentativo.


