Se penso a qualche decennio fa, non ho memoria di test sul consumatore come strumento adottato da noi produttori per valutare effettivamente la qualità reale dei nostri vini, salvo rare eccezioni. Da qualche anno credo siamo tutti più vicini e più propensi a farci giudicare, anche se tanta strada ancora deve essere fatta.
Per quanto ci riguarda, il limite che abbiamo riscontrato sta nel fatto che ogni considerazione o suggerimento venga dall’esterno, è un mero giudizio sul vino in questione e non sempre per un enologo è facile ricostruire al contrario il rapporto tra il commento ricevuto e le diverse fasi enologiche.
Da qui l’idea di rendere partecipi gli appassionati prima della creazione del vino stesso. Gli step per ottenere questo risultato saranno molteplici.
Il primo passo consiste nell’aprire una tavola rotonda sull’ultimo passaggio fondamentale che fa capo all’enologo: l’assemblaggio. Può sembrare una brutta parola, ma è assolutamente fondamentale quando si parla della qualità, dello stile, del potenziale di un vino.
Ci piacerebbe molto, poi, dar vita ad una seconda fase con la quale, grazie alle indicazioni ricevute molto più approfondite e coinvolte, si possa portare questo progetto in vigna. Ci aspettiamo quindi, magari già l’anno prossimo, di portare dei cru per il blend coltivati secondo le indicazioni condivise con tutti, perchè, come diciamo sempre, parte tutto dalla vigna.
Myfeudo è quindi un progetto “vivente” che può progredire ogni anno integrando sempre più la filiera produttore/consumatore. Si parte dal blend, per passare poi alla scelta dei vitigni da usare nel blend stesso, per passare infine alla questione più importante e delicata, la vigna.
Non ho idea di dove arriverà questo progetto, ma sono veramente entusiasta di partire e condividere con tanti di voi tutte le fasi salienti del nostro lavoro, e soprattutto tutti i mal di testa che ogni tanto comporta!
Scherzi a parte, un grazie a tutti i partecipanti ed un grosso in bocca al lupo. Una cosa è certa, ci divertiremo e probabilmente berremo pure bene!



18 gennaio 2010 @ 16:27
Progetto davvero bello e stimolante.
Vi terrò d’occhio passo dopo passo fino al Vinitaly!!
18 gennaio 2010 @ 16:34
In bocca al lupo a te e a tutti i partecipanti
18 gennaio 2010 @ 16:35
Bellissima iniziativa, complimenti!
A questo punto non posso che attendere Vinitaly per vedere… hops… degustare… i risultati.
M.
P.S. Sarei curioso anche di sentire/leggere le opinioni del vostro enologo.
18 gennaio 2010 @ 17:45
Iniziativa interessante, assolutamente da seguire
Sono più propenso a vedere un vino nascere dal territorio, ma anche questa modalità potrebbe portare cose interessanti.
In bocca al lupo
Max
18 gennaio 2010 @ 18:02
Qui sappiamo dove si inizia, ma chissà dove si rischia di finire… mi sa che ne berremo delle belle
In alto i calici, si dia inizio alle danze!
18 gennaio 2010 @ 18:23
Interessante poter partecipare. Anche se sono un piccolo produttore di territorio in questi chiari di luna, sono convinto che cercare di fare meglio e comunicare meglio non sia solo “un” vantaggio di una singola azienda, ma vantaggi per tutti.
18 gennaio 2010 @ 18:37
L’iniziativa mi pare davvero interessante, soprattutto mi entusiasma l’approccio innovativo al consumatore che, come dici anche tu Francesco, per anni i produttori hanno un po’ trascurato.
Come è stato anche affermato in occasione dell’EWBC a Rioja, blog e social network stanno trasformando la comunicazione del vino, e credo che i produttori possano trarre enorme vantaggio dal confronto con i loro consumer e dall’ascolto di commenti, incoraggiamenti e talvolta anche di qualche critica, purchè motivata e costruttiva.
In bocca al lupo per questo progetto, vi seguirò con molto interesse.
Monica
18 gennaio 2010 @ 18:50
Molto interessante…..

ma sono possibili anche… blend in purezza?
Luk
18 gennaio 2010 @ 20:24
Bravi, credo che ne parleremo in tanti!
19 gennaio 2010 @ 09:05
Complimenti per l’idea! Condividere la produzione di un vino attraverso le opinioni degli appassionati, anche se non produttori, è un sogno che si realizza. L’immaginazione, le conoscenze tecniche e i propri gusti non sono più sufficienti per chi produce con passione e vuole trasmettere un messaggio attraverso il prodotto. Nella nostra piccola tenuta di famiglia ho provato spesso ad ascoltare le richieste e i gusti degli enoturisti che fanno tappa in cantina, i commenti a caldo. Complicato è stato poi tradurre i loro punti di vista in azioni vere e proprie per definire l’assemblaggio. Fare il passo “oltre” insieme al gruppo dei 13 mi entusiasma veramente.
19 gennaio 2010 @ 09:31
salve a tutti,
trovo molto interessante questo progetto che seguirò sia da semplice appassionata che da enologo, poichè il confronto mi stimola parecchio. in più mi incuriosisce particolarmente questa cosa di partire dal blend per arrivare alla vigna.
inoltre la modalità di confronto è innovativa…. bravi!!!
19 gennaio 2010 @ 18:48
Brindo a Voi e a questa esperienza stimolante. Spero che arrivi presto quel successo che meritate da tempo. Un abbraccio e un augurio sincero a tutti coloro che hanno lavorato duramente a questo progetto.
20 gennaio 2010 @ 17:51
Ciao a tutti e grazie per il vostro incoraggiamento. Spero continuerete a seguire il progetto e a discuterne con noi strada facendo.
Colgo lo stimolo cercando di non chiudere la discussione dicendo che se un vino viene presentato in purezza deve essere prodotto da un singolo vitigno coltivato in un singolo vigneto, vinificato ed elevato separatamente dagli altri vini dell’azienda.
Debbo dire che, amio avviso, un vino in purezza dovrebbe essere prodotto sì da un solo vitigno ma le uve potrebbero provenire da più vigneti gestiti in modo diverso, raccolte in epoche diverse, vinificate in modo diverso. I vini inoltre potrebbero essere stati elevati con sistemi diversi (barriques, tonneaux, botti piccole, medie o grandi).
Pur mantenendo la purezza varietale si potrebbe per la verità raggiungere un risultato entusiasmante assemblando più espressioni qualitative ottenute in modi diversi.
Con buona probabilità si potrebbe così esaltare la personalità e l’armonia di un singolo vino coniugando le qualità di ognuna delle componenti utilizzate.
In definitiva, anche se appare inconsueta la risposta al quesito se sono possibili blend in purezza direi proprio di sì!
21 gennaio 2010 @ 00:02
Da appassionato di vino, troverei il progetto interessante se non fosse per l’uso del termine “open source”, che in questo contesto è del tutto fuori luogo (e questo lo affermo da leader della più grande comunità open source in Italia, quella di OpenOffice.org).
Probabilmente, non sapete cos’è un progetto open source, ma volete sfruttare il concetto perché oggi parlare di open source è di moda (recentemente lo ha fatto – altrettanto a sproposito – il direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta, e quindi siete in ottima compagnia). E’ un segno del nostro successo (noi possiamo parlare di open source), ma non è un segno che ci gratifica.
21 gennaio 2010 @ 10:45
Ciao Italo,
ti rispondo io che sono parte in causa sul tema. L’idea di chiamarlo il primo vino “open source” è evidentemente quella che una volta si sarebbe chiamata “trovata pubblicitaria” o “frase ad effetto”. Ma anche qualcosina in più.
Come sai (conoscendoci) so cos’è l’open source e sai che ne abbiamo il massimo rispetto (per esempi questo sito è basato su un software open source e ne diamo credito).
Per un produttore di vino condividere le uve non stabilizzate e chiedere come altri avrebbero assemblato è un passo abbastanza nuovo e si ispira a quel tipo di filosofia: openness, condivisione, peer review. Faccio fatica a immaginare un vino davvero “Open Source” da un punto di vista tecnico, diciamo che si è voluto fare un omaggio alla cultura open source.
Ci siamo chiesti più volte assieme a Francesco se dirlo apertamente o in un post ad hoc dedicato a questo, ma poi ci sembrava piaggeria. Insomma non si sa mai bene come muoversi in questi casi. Anzi, chiedo a te: come avresti vissuto un post che si intitolasse “Un omaggio alla cultura open source” in home page di questo sito che dicesse, scritto meglio, quello che ti sto accennando?
21 gennaio 2010 @ 16:42
Un’idea soprattutto…didattica! per imparare e discutere sulla difficile, sottile, sublime arte del blending, chiave del successo di tanti enologi e altrettanti produttori.
Buon lavoro a tutti, vi seguiremo con attenzione. E sarebbe bello – anzi, opportuno – che non lo facessimo solo noi comunicatori/appassionati, ma anche e soprattutto altri produttori…
22 gennaio 2010 @ 11:24
Ciao Marco,
Io sono un animale atipico nel mondo open source, perché non ho quell’estrazione tecnica che permette di condividere appieno questa filosofia (essendo strutturalmente incapace di leggere e scrivere codice). Quindi, la mia è una “difesa d’ufficio” nei confronti di chi è impegnato quotidianamente in queste attività, e il mio compito principale all’interno della comunità è solo quello di dare visibilità a queste persone.
Prima che un esponente del mondo open source, sono un appassionato di vino e di grappe (ho un diploma di assaggiatore per entrambi), e ho trovato francamente “stonato” – proprio perché è e sarà impossibile avere un vino open source (fortunatamente, aggiungo, perché il vino è frutto di alchimie imperscrutabili tra la natura e l’uomo, dove la terra, il clima e la genialità si mescolano a tecniche di vigna e di cantina) – usare questo termine, perché non è possibile applicare le condizioni che rappresentano il presupposto dell’open source (libertà d’uso, libertà di distribuzione, libertà di studio, libertà di modifica).
Certo, l’open source ha dato origine a un movimento che sfrutta l’aspetto collaborativo e comunitario per creare progetti e prodotti interessanti e completamente nuovi rispetto al mondo chiuso della rigida proprietà intellettuale. Wikipedia è forse l’esempio migliore di progetto collaborativo che parte dalla filosofia open source, ma non è open source se non nell’infrastruttura tecnologica (proprio come questo sito).
Quindi, è più corretto dire che MyFeudo si ispira ai principi dell’open source per sviluppare un nuovo modello di “creazione” del vino, che privilegia la collaborazione rispetto all’estro del singolo. Omaggio i sembra un po’ troppo, ma non sono io a poter decidere dei termini (in questo caso, sono un po’ troppo coinvolto per avere una visione indipendente).
Evitiamo, però, di andare sulla scia di Gianni Riotta (lui non si è degnato di rispondere alla mia critica). Oggi l’open source è entrato nel sentire comune, ma vorrei evitare che questo lo trasformi in un termine alla moda privo di significato, o – quel che è peggio – con un significato diverso e sbagliato.
Ciao, Italo
P.S. – Ignoravo che tu fossi coinvolto nel progetto, e devo dire che ho sempre saltato lo stand Zonin a VinItaly, privilegiando quelli dei piccoli produttori. Stavolta, magari, ci faccio un salto.
25 gennaio 2010 @ 11:05
Grazie Italo. Analisi precisa e impeccabile. È assolutamente così, come premettevo nel commento precedente definirlo “Open Source” è una licenza “pubblicitaria”, ma i principi a cui si vuole ispirare l’operazione MyFeudo sono quelli, appunto, come sottolineavi tu. Quindi il tuo intervento e la tua puntualizzazione sono preziosi, perché spiegano meglio che in ogni altro modo questa importante distinzione. Vieni allo stand a Vinitaly, dai. ti scriviamo a ti teniamo informato. Oltre a rivederci e degustare il vino, magari facciamo anche il punto su questo tema: un tuo post qui sarebbe ottimo a questo punto.