Iniziamo a fornirvi i dati tecnici di ciascuno dei tre vini con cui sarete chiamati a comporre il vostro blend.
Cominciamo dal Merlot.
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Scheda tecnica Merlot 2007
Provenienza: Comune di Butera – Caltanissetta – Contrada Deliella.
Altitudine: 250 mt sul livello del mare.
Varietà: Merlot in purezza.
Terreno: Grigio scuro, calcareo contenente argilla. Buona fertilità e media permeabilità unita ad un’ottima capacità di immagazzinamento idrico lo rendono ideale per assicurare la sufficiente disponibilità di acqua nel periodo estivo-siccitoso.
Vigneto: ha un’età di 11 anni e si trova nella parte meno alta dell’azienda, ben esposto a mezzogiorno. Le viti sono allevate con il sistema Guyot con una densità d’impianto di 4400 ceppi per ettaro. I filari hanno un orientamento nord/sud (massima esposizione al sole al mattino e bassa esposizione a mezzogiorno per evitare eventuali scottature).
Resa: 1,4 Kg/pianta ovvero 61 q/ha di uva.
Vendemmia: metà del mese di settembre.
Vinificazione: le uve appena vendemmiate sono state diraspate e delicatamente pigiate quindi poste a fermentare in igienici vinificatori di acciaio inox termocondizionati. La temperatura delle uve è stata abbassata a 20° C. all’inizio e gradatamente è stata aumentata sino a raggiungere i 28° C al termine della fermentazione alcolica. La macerazione è durata 10 giorni. Il vino nuovo nel mese di novembre ha svolto la fermentazione malolattica eliminando la leggera spigolosità.
Maturazione: dopo un illimpidimento naturale per sedimentazione e travaso, il vino è stato infustato in tonneaux di rovere francese da 350 litri ognuno.
Il Merlot ha riposato per 18 mesi in legno nelle fresche e silenziose cantine ricavate nel sottosuolo calcareo del Feudo Principi di Butera.
Caratteristiche organolettiche al travaso:
Colore: rubino intenso con riflessi granata.
Profumo: intenso molto complesso con prevalenza di frutta rossa ben matura (mora, mirtilli, ciliegia nera).
Gusto: voluminoso e caldo, molto persistente; sentori di frutta rossa molto matura.
Caratteristiche analitiche:
- Grado alcolico: 13,9 % vol.
- Acidità totale: 5,30 g/l in ac. tart.
- Acidità volatile: 0,54 g/l in ac. Acet.
- pH: 3,65.
- Tannini: 2785 mg/l.
- Estratti: 34 g/l.


26 gennaio 2010 @ 21:11
L’acidità totale è naturale o corretta?
Luk
27 gennaio 2010 @ 16:57
Buonasera Franco, e complimenti (anche a lei) per l’iniziativa. Ho letto che il blend è stato composto da merlot, cabernet, petit verdot. Una curiosità: in un periodo in cui sembra si vada sempre più verso una certa territorialità (etc. etc) come mai avete scelto queste particolari varietà alloctone?
Grazie, ed un caro saluto.
27 gennaio 2010 @ 19:11
Grazie a Luca e Jacopo per il vostro interesse.
Luca: il Feudo Principi di Butera è collocato in collina e soggetto ad un microclima particolare che determina un certo abbassamento delle temperature sopratutto durante la notte. Di conseguenza l’acidità delle uve risulta accettabile e non occorre una correzione con acido tartarico dei mosti: l’acidità dei tre vini destinati al blend è unicamente quella naturale.
Jacopo: la tua domanda è molto interessante. Mi prendo qualche minuto domani per dedicare un post a questo argomento, e spiegare che cosa ci ha portati a scegliere questi vitigni piuttosto che varietà autoctone. Ti rispondo a breve! Grazie.
28 gennaio 2010 @ 07:09
Mi sorprende sempre che le normative rendano più semplice in Sicilia (ma potrebbe essere una qualsiasi altra regione) impiantare petit verdot che non aglianico, primitivo, sagrantino, ecc.
Luk
29 gennaio 2010 @ 15:31
Anche a me sembra strano che le autorizzazioni per i vitigni “internazionali” siano più copiose e veloci che per vitigni italici pur considerate le almeno 350 varietà potenzialmente valide disponibili.
Mi spiego il fenomeno con una pratica osservazione: i vitigni alloctoni, sopratutto di origine francese, sono stati per primi ben studiati nelle loro interazioni con i diversi tipi di terreno, le diverse condizioni climatiche, i sistemi di impianto e la conduzione del vigneto.
Lo stesso dicasi per la selezione clonale.
Si conosce meglio l’adattabilità di un Cabernet Sauvignon ad esempio, piuttosto che un Primitivo, e si dispone di una scelta clonale più ampia.
Occorre anche dire che il consumatore dei mercati internazionali conosce meglio i pochi vitigni bordolesi o borgognoni piuttosto che i numerosi vitigni italici ed i viticoltori ne devono tener conto.
In questi ultimi anni tuttavia, si nota per la verità un indubbio interesse per i vini di tradizione ottenuti da varietà molto spesso meno conosciute per cui si può pensare ad un’inversione di tendenza per i nuovi impianti di vigneti verso cultivar nostrane ben collaudate.
29 gennaio 2010 @ 22:18
Ma la scelta di Planeta di impiantare Fiano in Sicilia per il suo Cometa si è rivelata assai indovinata. A volte un’iniziativa coraggiosa paga.
Luk
9 febbraio 2010 @ 10:17
[...] spunto dalla domanda di Jacopo in risposta a un mio precedente post, per affrontare un argomento che da qualche anno a questa parte ci ha molto [...]
9 febbraio 2010 @ 10:21
Ciao Jacopo,
scusa se rispondo alla tua domanda con tanto ritardo, ma ho voluto ritagliarmi il tempo che meritava la risposta.
Ecco qui dunque il perchè della scelta di tre vitigni internazionali:
http://www.myfeudo.it/2010/02/il-perche-di-tre-vitigni-alloctoni/
Spero tu mi racconterai presto come sono andate le tue prove di assemblaggio!
12 febbraio 2010 @ 09:49
[...] presentato nei giorni scorsi i dettagli tecnici di Merlot e Petit Verdot, due dei tre vini che comporranno il nuovo blend del Feudo Principi di Butera. [...]