Eccomi qui con le tre bottiglie di Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot by Myfeudo per realizzare il taglio da portare in degustazione al prossimo Vinitaly. Non è banale. Si potrebbe partire a carrarmato e quindi realizzare e assaggiare tutte le miscele possibili, ma non è una cosa intelligente.
Sapete quante miscele diverse si possono fare avendo tre vini a disposizione? Tante! Sarebbero infinite se non si ponesse un limite alla quantizzazione delle percentuali relative, ovvero se si dovesse variare l’apporto di un vino anche infinitesimamente. Anche ammettendo però una ragionevole base del 5% come contributo minimo ammissibile e procedendo per multipli, le possibili combinazioni sono tante.
Proviamo così per sfizio a calcolarle. Se le percentuali dei singoli vini sono X, Y e Z, allora vale la condizione X+Y+Z=100, che è anche l’equazione di un piano. Con la logica restrizione che X, Y e Z siano numeri positivi il piano si restringe a un triangolo. Se tratta di un blend dove tutti i vini devono essere presenti, allora X, Y e Z non possono essere minori di 5 e maggiori di 90, in quanto ogni vino può variare a multipli di 5% da un minimo del 5% a un massimo di 90%. I valori da 5 a 90 a multipli di 5 sono 18, e le combinazioni possibili sono la somma dei numeri da 1 a 18, ovvero 18*19/2=171. Decisamente tante. Se la quantizzazione fosse su base del 10%, con lo stesso criterio avremmo solo 36 possibilità. Sempre tante. Usando i 100 cc come base per un assaggio, occorrono 3,6 litri di vino e le tre bottiglie da 750 cc non basterebbero.
Siccome non si può passare le giornate ubriacandosi alla ricerca del blend ideale, penso che farò così. Innanzitutto assaggerò i singoli vini, e deciderò in base al mio gusto quale sia quello che mi sembra più adatto a fare da “spina dorsale”, e poi cercherò di correggere eventuali asperità o mollezze con gli altri due. Il problema è che quando c’è di mezzo Bacco, i buoni propositi sono destinati a soccombere e la razionalità deve lasciare il posto alla fantasia!
[Da The wine blog]



5 febbraio 2010 @ 10:57
Che vita dura fare l’enologo quando si deve anche fare il ripasso della matematica!
Scherzi a parte, in genere operiamo proprio come ha inteso procedere lei all’assemblaggio: vengono degustati i campioni dei vini, si cerca di identificare quello più vicino allo stile che si è ipotizzato, e si procede con una prima ipotesi partendo da tale vino con l’aggiunta di una certa quantità degli altri per cercare di esaltarne le caratteristiche e di trovare contemporaneamente il giusto equilibrio.
Qualche volta, si riesce a centrare l’obiettivo al primo tentativo. Il vino colpisce immediatamente e per quanti altri tentativi si possano fare, difficilmente si ottiene un risultato migliore. Colpo di fulmine!
Altre volte non si ottene un risultato soddisfacente per cui si dovrà prima riflettere e quindi riprovare e riprovare…
Raramente non si riesce per nulla anche dopo innumerevoli tentativi e, in tal caso, è meglio rimandare al giorno dopo attendendo la buona ispirazione ed evitando giramenti di testa. Dopo diversi tentativi non riusciti si perde infatti sensibilità.
Resto in attesa che ci racconti com’è andato l’assemblaggio!
A presto.