Questa la prima cosa che ho pensato dopo aver provato ad impostare il mio Myfeudo. Insomma, e va bene che sicuramente sembrerò banale, ma provate ad immaginare l’enorme quantità di variabili che vanno affrontate nella costruzione delle architetture che andranno a sostenere quello che alla fine sarà il vino che finirà sulla tavola di casa. Non è che siano aspetti a cui si pensa tutte le volte che si beve un bicchiere di vino, per dire.
Ci sono scelte a monte, in vigna. Scelte di sapienza e di esperienza. E poi in cantina, intervenendo o meno. O magari come. E quando. Decine e decine di scelte. Per non parlare dei blend, di come sarà necessario affinare questo Merlot per dare quella sensazione dolce che si ha in mente per quel particolare assemblaggio. Ed il Cabernet? Anche, come per il Petit verdot, certo. Scelte, ancora ed ancora.
Prima di assaggiare i tre campioni avevo le idee abbastanza chiare, o comunque credevo che tutto avrebbe girato con una certa facilità. Pensavo ai miei gusti, ed alle precedenti esperienze con altri tagli bordolesi, magari provenienti da zone abbastanza calde, come in questo particolare caso.
Immaginavo una piccola percentuale di Merlot, a donare un frutto caldo ed avvolgente, in particolare per caratterizzare lo spettro olfattivo. Ipotizzavo non troppo Petit Verdot, taglio selvatico di concentrazioni e di speziature. E poi fantasticavo sul Cabernet Sauvignon come spina dorsale di un blend caldo e profondo.
Invece, nel mentre della scelta, tutto è stato così diverso, a prescindere dal risultato finale.
Ecco, in fondo, quello che ci è stato chiesto di fare qui, con Myfeudo, è uno scherzo se paragonato all’enorme lavoro che ha portato alla definizione dei tre vitigni che ci siamo trovati ad assemblare.
Eppure io l’ho trovato esercizio di stile di una certa difficoltà, eccome.


17 febbraio 2010 @ 18:36
Jacopo, ti sei messo nei miei panni… solo che l’hai fatto con basi già pronte. io invece parto dal vigneto
.
comunque bravi a tutti per l’impegno!
17 febbraio 2010 @ 22:10
Grazie Carolina, è stato un bel momento anche se la parte più interessante, quella relativa al confronto, arriverà poi.
18 febbraio 2010 @ 06:56
In questi esperimenti mi sembra si tocchi con mano la capacità del vino di essere ciò che vuole lui, nonostante gli sforzi per trasformarlo in ciò che vorremmo noi..
Luk
18 febbraio 2010 @ 15:36
Fa piacere leggere le vostre riflessioni E mi fa piacere ci sia MyFeudo, sta in un certo senso rendendo l’idea su cosa c’è dietro, aiutandovi molto “organizzando le cose”, affatto banale.
Basti pensare che normalmente si ragiona anche su come arrivare ad ognuno di quei tre vini (sia in vigna che in cantina), spesso si cerca di partire direttamente in vigna con l’assemblaggio – li la difficoltà sale : -) -
20 febbraio 2010 @ 23:18
[...] poco, è l’ultima fatica di un percorso molto più lungo, che nasce anni prima, in vigna. Ho scritto di questa prima superficiale impressione sul sito del progetto stesso, in attesa di rivelare [...]
23 febbraio 2010 @ 15:05
@Jacopo
Da non tecnico capisco i tuoi dubbi. In effetti é un esercizio più difficile di quel che sembri. E più myfeudo in futuro entrerà in vigna e in cantina, più variabili dovranno essere prese in considerazione, più l’esercizio sarà complicato. Pensa quando mi fanno assaggiare le basi spumante per il metodo classico… No comment sui miei giudizi, é veramente difficile immaginare l’evoluzione del vino in alcuni casi. Mi riallaccio anche al commento di Gianpaolo sul ruolo decisivo dell’enologo in azienda. Quasi sempre un grande vino é affidato all’intuito e all’esperienza di una persona.
@Luca
Sì, occorre un grande sforzo di immaginazione, oltre a una buona dose di intuito ed esperienza.
@carolina @Tomaso
Grazie, accettiamo volentieri consigli sulle prossime edizioni di Myfeudo