Ok, siamo in Sicilia ma, menzionare la famigerata produzione francese è d’obbligo.
Bordeaux è territorio di riferimento per le varietà in esame, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, ed è li che i miei sensi hanno catalogato e registrato le caratteristiche peculiari rappresentative di ognuna di queste tipologie.
La mia prova è cominciata con l’esame attento di ogni singolo campione.
Il Petit Verdot, fresco, acidulo, amarognolo, verdino e corto nel finale: insomma, un Petit Verdot da manuale.
Il Cabernet Sauvignon, morbido, caldo, naturalmente dolce, con pochi muscoli e piacevolmente selvaggio: insomma, un Cabernet Sauvignon siciliano.
Il Merlot: è quello che soffre di più al momento, mostrando un’intensa riduzione, sintomo di concentrazione e gioventù sfrenata. Si avverte l’elaborazione in legno ma senza disturbo. I tannini mostrano una forza da territoro più nordico e sostengono una struttura complessa e piena, di qualità superiore. E’ molto buono e stupisce per la grande reattività gustativa: sarà per me questo la base del blend.
Grazie al misurino presente nel kit ho eseguito molteplici prove fino a trovare nel blend numero 13 quello più soddisfacente (forse fortunato?….).
Nel “myfeudo” ho cercato l’equilibrio delle sensazioni olfattive: freschezza ma non pungenza, note vegetali ma anche piacevolmente dolci, omogeneità. In bocca ho voluto conservare la forza dinamica del merlot, affiancandola alla piacevole morbidezza e dolcezza del Cabernet Sauvignon che, forse più degli altri in questa cuvée, mostra un timbro territoriale.


8 marzo 2010 @ 16:38
Marco, mi fai ricordare alcuni commenti che feci qualche anno fa a Franco Giacosa circa la giovinezza di alcuni vini. Ricordo la risposta: “abbiate fiducia e dategli tempo!”. Ha avuto sempre ragione lui…
Grazie ancora del tuo prezioso contributo… devo ammettere che più si avvicina il giorno della degustazione e più sto diventando curioso!