Mettete una buretta (sorta di cilindro graduato per liquidi) sul bando di una enoteca e mettetevi comodi a seguire le reazioni. Passato un pò di sgomento e varie richieste di assaggio dei 3 campioni monovarietali (a proposito dei tre quello che va via meglio è ovviamente il cabernet sauvignon, prendere nota amanti del marketing) qualcuno comincia a chiedere a cosa serve lo strano coso graduato. Se poi ti metti un pochino a mescolare in pubblico, scatta la curiosità e la voglia di sperimentare è contagiosa!
Scopri così che molte persone sono convinte che i vini siano essenzialmente uvaggi e non assemblaggi e trovano inconcepibile che i vini possano essere assemblati solo in un secondo momento dopo un pò di affinamento separato. Poi scopri che un conto è ciò che le persone pensano di volere e ciò che invece gli piace sul serio. Elemento fondamentale nella vita di un sommelier ma che spesso viene trascurato da uomini di marketing, analisti e soprattutto enologi, soprattutto preoccupati e pagati per avere il vino migliore e non il vino che si venda bene.
Per i più smaliziati, è anche bello capire che in enologia 1+1 raramente fa 2 in quanto mescolando vitigni con caratteristiche ben precise non si ottiene una somma algebrica dei due ma spesso moltiplicazioni o sottrazioni e una quantità spesso incalcolabili di proprietà emergenti, tipiche dei sistemi complessi come lo sono gli assemblaggi dei vini. E capisci subito che fare un vino spesso sconfina nell’arte, o almeno nel grandissimo artigianato.
Non essendo nè artista nè artigiano confido che il “mio” My Feudo sia venuto fuori almeno passabile, se non altro per la fortuna dei principianti…
[Andrea ha raccontato i dettagli del suo assemblaggio su Vino da Burde]
Due o tre cose che (non) ho capito sugli assemblaggi
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andrea, assemblaggio, becker, buretta, cilindro, come, enologo, giacosa, gori, myfeudo, si usa
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3 commenti a “Due o tre cose che (non) ho capito sugli assemblaggi”


2 marzo 2010 @ 22:14
Ripeto quanto detto a suo tempo.
“Faccio una proposta molto seria.
Il primo vino “open sors”! Cioè il primo vino veramente democratico, bevibile da tutti. Il progetto si potrebbe così sviluppare: un grosso produttore di vino prepara una serie di assemblaggi, con percentuali variabili. Mettiamo vi siano 10 candidati a diventare il primo vino open sors. A questo punto, in ogni gazebo delle primarie del PD mettiamo i dieci campioni e tutti possono, anzi devono, assaggiarli tutti e votare quello che gli piace di più. Il più votato diventerà il primo vino open sors d’Italia. Ovviamente prima assaggiano e poi votano, così il candidato per amministrative o politiche del PD nascerebbe da quello che potremmo definire “spirito divino”.
La cosa andrebbe fatta, per par condicio, anche per il PDL, così si potrebbe magari capire (controllando gli uvaggi) se il cabernet o il merlot o il sangiovese sono più di destra o di sinistra. Infine i due vini eletti dalle primarie si sfiderebbero a “singolar bevone”, scegliendo ognuno un proprio campione per rappresentarli. Da una parte quindi, mettiamo, Bersani e dall’altra il Berlusca. I due sfidanti dovrebbero bere ognuno il vino dell’altro e quello che, dopo averne bevuto di più, riesce a dire “trentatretrentinientraronoatrentotuttietrentatretrotterellandomachicazzosenefrega” diventa automaticamente presidente del consiglio. Così il berlusca potrà dire, eventualmente, che è presidente per volere di vino e Bersani perchè con il rosso ci sa fare.”
Se questo non va bene posso provare a ricordare quanti, molto prima degli Zonin, hanno fatto (più in piccolo) una cosa del genere. Insomma…niente di nuovo sotto il sole: è solo la comunicazione che è più aggressiva.
2 marzo 2010 @ 22:49
che vorresti dire, che fare un vino e’ piu’ difficile che berlo?
A proposito di quello che dicevi prima, e’ vero che a volte la realta’ e’ diversa da quello che pensiamo, e che i vino che piacciono sono a volte quelli che non piacciono alle elites… meditate gente meditate
5 marzo 2010 @ 16:41
Andrea, sono d’accordo con te: in enologia 1+1 non fa quasi mai 2. Pensa un po’ quando devi fare questi ragionamenti in vigna: se sei fortunato 1+1 fa 9437!
Scherzi a parte, ho apprezzato il commento sull’importanza che deve ricoprire il consumatore, che ogni tanto è stato invece trascurato in favore della qualità “assoluta”. Alla fine rimango della stessa opinione di un famoso ristoratore che un giorno mi disse: “ricordati che la miglior bottiglia di vino è quella vuota!”.