Si fa davvero sempre più interessante partecipare a questo che ho già definito un “gioco serio”: partendo da una analisi e descrizione delle tre basi -a leggere le parole dei partecipanti- sostanzialmente omogenea, stanno emergendo risultati più variegati di quanto mi sarei aspettato. Il triangolo di Luca si sta popolando idealmente di uno sciame di api più che di un’ordinata fila di formichine. Biodiversità?

Se a Luca Risso piace la geometria, io mi diletto di numeri: 8 risposte per ora, con la mia più sotto. Sommando e riportando a 100 le percentuali proposte avremmo ad oggi un blend ± 40% C.S., 30% M. e 30% P.V. che nessuno ha proposto. Non solo, 3 blend hanno dominanza di Cabernet Sauvignon, 3 dominanza Petit Verdot, 2 Merlot.  Due coppie uguali, ma se La Rosa e Gori ci dan dentro con un bel 60% di Petit Verdot, gli altri due “ex-equo” Risso e Botrè giusto un 10% soltanto, premio di consolazione per il suo nasino..! Bella cosa il vino: si conferma ogni volta che non esiste il vino giusto, ma quello che ti piace, che per un vino non esiste la ricetta ideale, che ognuno lo vive secondo le proprie corde.

E sono sempre più curioso di conoscere l’assemblaggio di Symposio (il nome pare avere ormai preso il volo, io ho votato Krysma) per comprendere l’idea di questo assemblaggio scaturita in Cantina.

Io del Cabernet Sauvignon ho apprezzato la spalla acida ed i tannini evidenti ma piacevoli e del Petit Verdot la piacevolezza olfattiva assieme alla relativa magrezza, in rapporto agli altri due vini. Ho invece patito il calore del Merlot, che non sommava sufficiente complessità alla sua imponenza. Ho dunque girato lì attorno: 70 CS 20 PV 10 M, poi 60 CS 30 PV 10 M, un tentativo 50 PV 40 CS 10 M che non mi ha convinto e un salto fino a 90 CS e 10 PV che era un no. Il campione della prima sessione è stato infine un 80% Cab. Sauvignon, 15% Petit Verdot, 5 % Merlot forse un po’ scarico al naso ma ben impattante in bocca, che è stato in lizza fino all’ultimo, in quanto lo ritengo ancor oggi un assemblaggio che ben può rappresentare il territorio e le caratteristiche del lavoro della tenuta Principi di Butera.

Ma non era il “mio vino” e allora la sera dopo, da solo e senza il supporto del parere di amici assai esperti che mi avevano accompagnato nella prima sessione ho ripreso in mano il misurino dosatore e ho lavorato ancora parecchio, con l’idea del “levare” in mente.

Giungo alla fine, “sacrifico” anche l’ultimo 5 % di Merlot, che trovo troppo invadente: il mio blend è 60 % Cabernet Sauvignon e 40 % Petit Verdot, un vino che a mio parere a partire dal colore più brillante e dalla relativa trasparenza dichiara i suoi desideri: chiaro il naso di piccoli frutti rossi e con una sua balsamicità, va verso la parte alta in bocca con una relativa spalla acida. A una prima evidenza alcolica si sommano tannini delicati che si allargano sul palato. Una buona lunghezza, ancora un ricordo di frutti rossi, ma non cotti. Semplice ma godibile, gioca le sue carte sulla freschezza e sulla bevibilità. E mi assomiglia di pù.