Non so se la deformazione professionale aiuti in ambiti “insoliti”, ma quando sono arrivate le “provette” con i tre  “campioni”  da miscelare e il bel cilindro graduato, l’accostamento anche solo metaforico alla chimica (mi si passi il termine) mi è sembrato naturale.

Anche la constatazione di molti che la somma delle parti vinose non è mai algebrica,  ma che le componenti aromatiche e gustative a volte si moltiplicano e a volte si elidono, rendendo il gioco difficile e stimolante, significa che i nostri Cabernet, Merlot e Petit Verdot tra di loro magicamente reagiscono,  e formano  un vino effettivamente diverso.

Senza entrare nel pedante dettaglio, i sistemi a tre componenti solitamente si rappresentano in un triangolo equilatero, dove i vertici costituiscono le composizioni del singolo vino in purezza.  Allontanandosi da un vertice diminuisce la percentuale di quel componente e aumentano graduatamente le altre. Il centro del triangolo è la composizione in parti uguali di tutti e tre i vitigni. Tutti i nostri 13 blend sono punti interni al triangolo, e potrebbe essere interessante vedere se sono sparsi a caso, oppure tendono ad addensarsi in zone circoscritte, che sono evidentemente le più popolari.

Sarà anche interessante quando arriverà il momento degli assaggi associare ad ogni punto un valore di merito, una quota che potrebbe essere un punteggio centesimale.

Il mio puntino lo potete vedere lì, e dovrebbe corrispondere al blend 60% Cabernet, 30% Merlot e 10% Petit Verdot.  L’altro possibile candidato finale era un taglio 80/15/5, ma alla fine ha prevalso la “anima morbida”. Mi è parso anche che Merlot e Petit Verdot dovessero marciare in coppia, ovvero che all’incremento dell’uno dovesse corrispondere un analogo incremento dell’altro, per temperare le rispettive mollezze e durezze.

Se vorrete comunicare le vostre percentuali, inserirò certamente tutti nel triangolo di My Feudo!