Le prime riflessioni sono puntate al tipo di vino che vorrei assemblare: un vino elegante, di nobile stoffa, in grado di evolvere nel tempo. Prima ancora di stappare i tre campioni, leggendo le schede allegate ho iniziato a fare qualche considerazione su cosa attendermi. Mi soffermo sulle rese per ettaro e sui tempi di macerazione. Pur non sapendo quali possano essere i diversi cloni coinvolti, rispetto alla resa, la sensibile differenza tra Cabernet e Merlot, da una parte, e Petit Verdot, dall’altra, mi suggerivano una concentrazione maggiore nei primi due campioni. Invece, i tempi di macerazione più lunghi per il Cabernet mi davano l’idea che da quest’uva l’estrazione più importante fosse una scelta dettata da una sua migliore e più piena maturità rispetto alle altre due, nonché da una sua più provata attitudine al maggior contatto tra mosto e bucce. Le somme che ho tirato a bottiglie ancora chiuse erano allora queste: il Cabernet, che dovrebbe avere più ruvidità ma pure più stoffa, lo immagino come il cardine base della cuvée, augurandomi di trovare nel Merlot quella quota di morbidezza che ne smussi gli spigoli e nel Petit Verdot quel suo proverbiale slancio di profumi più verticali e di nerbo gustativo che arricchiscano la trama del vino. Insomma, il più classico dei tagli bordolesi.
La speranza è però anche quella di vedere almeno in parte scompaginate queste aspettative, per creare un vino che all’eleganza aggiunga l’indispensabile tocco di originalità, di imprevedibilità.

Ho bendato le bottiglie numerandole al fine di non essere troppo condizionato da questa idea di partenza. Una volta scoperte, compiacendomene, ho trovato più conferme che smentite, forse mi attendevo qualcosa di più dal Petit Verdot, invece Merlot e Cabernet sono, già in purezza, molto buoni.
Riporto gli appunti così come li ho scritti direttamente sul portatile.

Merlot
Aperto, ricco con note di frutti scuri e lievi sensazioni di spezie dolci e bella rotondità, sostenuta da una giusta quota di freschezza, spigliato… anche dopo minuti di ossigenazione mi conferma al naso la sua propensione alla morbidezza. Palato morbido ma con un bel tannino sottile… appena calda di alcol la chiusura.

Petit Verdot
Subito sembrerebbe il meno ricco e complesso al naso, come più ovattato sulle prime, sensazioni di frutto maturo ed erbe mediterranee, composto, austero, franco, poco espansivo, ma di carattere distinto… Col tempo cresce, ha una buona tensione.
Approccio al palato meno concentrato tannini lievemente più rugosi chiusura di bocca meno morbida ma abbastanza profondo e di buona persistenza.

Cabernet Sauvignon
Maturo, frutto scuro e sottili note erbacee, note di carne e di vaniglia, coniuga alla morbidezza diverse sfaccettature, anche una buona freschezza, suggerendo densità gustativa e complessità…
Tannini più incisivi, vino ricco aperto di bella consistenza, persistenza ricca con toni di prugna matura, piacevolmente amarognolo, solo lievemente caldo.