Si è chiusa la prima fase del progetto Myfeudo e credo sia giunto il momento di tirare le prime somme.
Myfeudo è un progetto nato “in corsa”, durante la creazione di un nuovo vino nella nostra tenuta siciliana, il
Feudo Principi di Butera.
Era da tempo che si discuteva in azienda della possibilità di avere più confronti con un pubblico esterno per avere giudizi più diretti sul nostro operato e sulla nostra percezione del mercato. Ci sono varie opinioni a riguardo, condivisibili, ma rimango della mia sulla loro utilità, anzi le reputo necessarie.
L’idea è stata proprio quella di coinvolgere il web per portare questo tipo di degustazioni nelle case di ogni partecipante e riceverne i commenti. Con Myfeudo l’intenzione non era solo quella di ottenere delle opinioni sull’operato del nostro staff tecnico (come avviene con i tasting panel) ma anche capire quali “altre possibilità” potevamo esplorare, possibilità che in caso contrario sarebbero rimaste solo in potenziale.
Abbiamo così chiesto a ciascuno dei partecipanti di preparare un proprio
blend e organizzato una giornata comune per degustare e giudicare ogni variazione presentata. E’ nata così una tavola rotonda durante il
Vinitaly (luogo che ci raccoglieva già tutti) durante la quale sono scaturiti vari commenti, opinioni, colpi di scena, critiche e complimenti.
Non è facile tirare le somme di un progetto di questo tipo anche perchè l’obiettivo era abbastanza vago in origine: creare un rapporto più diretto con il mondo che ci circonda e provare a metterci veramente in gioco.
Ci siamo riusciti? Sì e no.
La prima critica che abbiamo ricevuto riguarda il taglio bordolese. Abbiamo pensato di partire proprio da lì perché in primo luogo era un esperimento (il taglio bordolese in Sicilia), nuovo anche per noi, legato ad un progetto viticolo più ampio che riguardava alcune delle nostre tenute. In secondo luogo il taglio bordolese è un “codice” abbastanza conosciuto e quindi ci dava la possibilità di parlare tutti con lo stesso linguaggio. In terzo luogo, essendo nuovo anche per noi avremmo, evitato qualunque beneficio da vinificazioni e blend precedenti.
La seconda critica che ci è stata mossa era la possibilità di fare questi esperimenti in cantina. Qui però si sarebbero incontrati tutti i limiti del mondo reale, cominciando dall’essere presenti tutti contemporaneamente nello stesso posto e dare tutti la nostra massima disponibilità perchè saremmo dipesi indissolubilmente dalla volontà del vino e non dalla nostra.
Attraverso i post, i vari commenti, l’incontro al Vinitaly sono emerse interessanti conclusioni. La prima è stata quella di condividere con tutti le difficoltà tipiche di un produttore che non sempre sono percepite dal mondo esterno. E stavamo solamente parlando del blend… immaginiamoci tutto il resto! Ricordo un commento intitolato “non vorrei essere nei panni dll’enologo”… ciò che dico sempre anch’io!
Con MyFeudo abbiamo avuto modo di approfondire l’importanza che ha il primo impatto con il vino, spesso sottovalutato da noi produttori o messo in secondo piano quando invece è il più importante biglietto da visita agli occhi di un consumatore non addetto ai lavori (che poi è quello che consuma i nostri vini e paga gli stipendi a tutti, come si suol dire).
Ma la cosa più interessante e non ancora conclusa è il dopo-MyFeudo.
Ossia: cosa facciamo adesso?
Per quanto riguarda la prima fase, la prossima “mossa” sarà attendere settembre quando vi invieremo 2 bottiglie di Symposio per degustare il taglio finale dopo mesi di bottiglia e stabilizzazione. La seconda bottiglia vi chiederò di stapparla a distanza di qualche mese o anno per capirne l’evoluzione. E su questo punto ci riaggiorneremo.
Per quanto riguarda la fase successiva, partirei con il dire che lo scopo iniziale di MyFeudo, cioè intavolare una discussione su un livello diverso tra pubblico e produttore,è riuscito nei suoi intenti. Abbiamo aperto una piccola breccia tra le mura della cantina e il mondo esterno. Ora si tratta di mantenere questa porta aperta e, se possibile, aprirla ancor più.
Non vorrei fosse un appuntamento annuale, ma un progetto che duri tutto l’anno, con appuntamenti diversi per motivi diversi. Il prossimo passo potrebbe essere quello di ritrovarci in cantina (o magari piccoli gruppi in cantine diverse!), magari con maggior frequenza, e vivere tutto il ciclo di vita di un vino. Ma questo dipenderà dalla disponibilità di ognuno di noi.
Credo invece che il passo successivo da fare sia quello di intavolare una sana (e razionale!) discussione circa le reali possibilità di spingere ulteriormente questo progetto, fino a prendere in considerazione la sperimentazione con vitigni diversi (anche contemporaneamente) in zone diverse, attività legate a diversi punti cruciali nel ciclo di vita di un prodotto (mi viene in mente, per esempio, la decisione sulla svinatura, di cui nessunno parla mai…) e quanto altro avrete voglia di sperimentare e conoscere. Da parte nostra, se fattibile avremmo tutto il piacere di migliorare quanto sin qui fatto.
Non mi rimane che ringraziare tutti di cuore perchè so cosa significa dedicare del tempo ad un progetto quando non si ha neanche tempo per noi stessi. E’ un gesto che ho molto apprezzato e spero vi abbia dato in cambio un pò di gioia e un pò di conoscenza in più su questo mondo.
A breve lanceremo la fase 2.
Tornerò allora a chiedere il vostro contributo.
Grazie ancora.
14 maggio 2010 @ 08:03
[...] poi tutte le considerazioni che si potrebbero fare su My Feudo, a cominciare da quelle di Francesco Zonin. Scritto da Jacopo Cossater | Pubblicato in Assaggi, Buone idee, Italia, Sicilia | Tag: Cabernet [...]