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	<title>MyFeudo &#187; assemblaggio</title>
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	<description>Il primo vino open source</description>
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		<title>Infin siam giunti, il Petit Verdot è tra noi.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 10:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insomma è venuto il momento di dare i numeri: il lettore attento li avrà intuiti, dal racconto delle prove e riprove che a suo tempo mi hanno avvinato tavole e tovaglie. Geloso delle macchie rimaste impigliate tra l&#8217;inchiosto blu nero della stilografica, ecco che mio blend ha preso forma per prove empiriche successive: profondamente analfabeta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insomma è venuto il momento di dare i numeri: il lettore attento li avrà intuiti, dal racconto delle prove e riprove che a suo tempo mi hanno avvinato tavole e tovaglie. Geloso delle macchie rimaste impigliate tra l&#8217;inchiosto blu nero della stilografica, ecco che mio blend ha preso forma per prove empiriche successive: profondamente analfabeta, mi sono sono affidato al naso e al palato, schioccando forte la lingua come faceva mio nonno per saggiare la &#8220;schiettezza&#8221; del lambruscone che si faceva dietro casa.</p>
<p>E togli e metti, ecco le considerazioni: sorprendentemente, le combinazioni di soli due vini perdevano tridimensionalità: l&#8217;aggiunta di un solo 10% la restituiva, quindi ho scartato subito gli accoppiamenti per gettarmi sulle varianze a tre. Infine, la saggezza del cabernet e la gravità del merlot mi portavano lontano dall&#8217;idea di vino eretto e bevibile che avevo progettato. Quindi mi sono affidato all&#8217;impertinenza, in qualche modo all&#8217;inesattezza del Petit Vedot per ottenere qualcosa che mi convincesse.</p>
<p>Dunque: Petit Verdot 50% Cabernet 30% Merlò 20%.</p>
<p>E prosit.</p>
<p><a href="http://www.myfeudo.it/wp-content/uploads/2010/03/P1120760-800x600.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-531" title="P1120760 [800x600]" src="http://www.myfeudo.it/wp-content/uploads/2010/03/P1120760-800x600.jpg" alt="" width="448" height="336" /></a></p>
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		<title>Il mondo (del vino) è bello perchè è vario</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 09:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dan Lerner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assemblaggio del blend]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio blend Myfeudo]]></category>
		<category><![CDATA[assemblaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Si fa davvero sempre più interessante partecipare a questo che ho già definito un &#8220;gioco serio&#8221;: partendo da una analisi e descrizione delle tre basi -a leggere le parole dei partecipanti- sostanzialmente omogenea, stanno emergendo risultati più variegati di quanto mi sarei aspettato. Il triangolo di Luca si sta popolando idealmente di uno sciame di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa davvero sempre più interessante partecipare a questo che ho <a href="http://www.myfeudo.it/2010/02/a-chi-assomiglia-il-vostro-vino-del-cuore/" target="_blank">già definito</a> un &#8220;gioco serio&#8221;: partendo da una analisi e descrizione delle tre <em>basi</em> -a leggere le parole dei partecipanti- sostanzialmente omogenea, stanno emergendo risultati più variegati di quanto mi sarei aspettato. Il <a href="http://www.myfeudo.it/2010/03/il-triangolo-si/" target="_blank">triangolo</a> di Luca si sta popolando idealmente di uno sciame di api più che di un&#8217;ordinata fila di formichine. Biodiversità?</p>
<p>Se a Luca Risso piace la geometria, io mi diletto di numeri: 8 risposte per ora, con la mia più sotto. Sommando e riportando a 100 le percentuali proposte avremmo ad oggi un blend ± 40% C.S., 30% M. e 30% P.V. che nessuno ha proposto. Non solo, 3 blend hanno dominanza di Cabernet Sauvignon, 3 dominanza Petit Verdot, 2 Merlot.  Due coppie uguali, ma se La Rosa e Gori ci dan dentro con un bel 60% di Petit Verdot, gli altri due &#8220;ex-equo&#8221; Risso e Botrè giusto un 10% soltanto, premio di consolazione per il suo nasino..! Bella cosa il vino: si conferma ogni volta che non esiste il vino <em>giusto</em>, ma quello che ti piace, che per un vino non esiste la ricetta ideale, che ognuno lo vive secondo le proprie corde.</p>
<p><strong>E sono sempre più curioso di conoscere l&#8217;assemblaggio di Symposio</strong> (il nome pare avere ormai preso il <em>volo</em>, io ho votato Krysma)<strong> per comprendere l&#8217;idea di questo assemblaggio scaturita in Cantina</strong>.</p>
<p>Io del Cabernet Sauvignon ho apprezzato la spalla acida ed i tannini evidenti ma piacevoli e del Petit Verdot la piacevolezza olfattiva assieme alla relativa magrezza, in rapporto agli altri due vini. Ho invece patito il calore del Merlot, che non sommava sufficiente complessità alla sua imponenza. Ho dunque girato lì attorno: <strong>70 CS 20 PV 10 M</strong>, poi <strong>60 CS 30 PV 10 M</strong>, un tentativo <strong>50 PV 40 CS 10 M</strong> che non mi ha convinto e un salto fino a <strong>90 CS e 10 PV</strong> che era un no. Il campione della prima sessione è stato infine un <strong>80% Cab. Sauvignon, 15% Petit Verdot, 5 % Merlot</strong> forse un po&#8217; scarico al naso ma ben impattante in bocca, che è stato in lizza fino all&#8217;ultimo, in quanto lo ritengo ancor oggi un assemblaggio che ben può rappresentare il territorio e le caratteristiche del lavoro della tenuta Principi di Butera.</p>
<p>Ma non era il &#8220;mio vino&#8221; e allora la sera dopo, da solo e senza il supporto del parere di amici assai esperti che mi avevano accompagnato nella prima sessione ho ripreso in mano il misurino dosatore e ho lavorato ancora parecchio, con l&#8217;idea del &#8220;levare&#8221; in mente.</p>
<p>Giungo alla fine, &#8220;sacrifico&#8221; anche l&#8217;ultimo 5 % di Merlot, che trovo troppo invadente: il mio blend è<strong> 60 % Cabernet Sauvignon</strong> e <strong>40 % Petit Verdot</strong>, un vino che a mio parere a partire dal colore più brillante e dalla relativa trasparenza dichiara i suoi desideri: chiaro il naso di piccoli frutti rossi e con una sua balsamicità, va verso la parte alta in bocca con una relativa spalla acida. A una prima evidenza alcolica si sommano tannini delicati che si allargano sul palato. Una buona lunghezza, ancora un ricordo di frutti rossi, ma non cotti. Semplice ma godibile, gioca le sue carte sulla freschezza e sulla bevibilità. E mi assomiglia di pù.</p>
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		<title>Il mio blend per il naso</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 10:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo La Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mio blend Myfeudo]]></category>
		<category><![CDATA[assemblaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi raccontavo della grande differenza riscontrata tra i palati delle persone che ho coinvolto nel mio assemblaggio: probabilmente da parte loro sarebbero usciti molti vini diversi, ma io naturalmente ho fatto di testa mia, forte della convinzione che il mio rosso dovesse essere molto importante al naso, prima di colpire il palato.
E così, dopo 9 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.myfeudo.it/2010/02/la-sconvolgente-differenza-tra-palati/" target="_blank">Vi raccontavo</a> della grande differenza riscontrata tra i palati delle persone che ho coinvolto nel mio assemblaggio: probabilmente da parte loro sarebbero usciti molti vini diversi, ma io naturalmente ho fatto di testa mia, forte della convinzione che il mio rosso dovesse essere molto importante al naso, prima di colpire il palato.</p>
<p>E così, dopo 9 prove, ecco il blend che ho fatto imbottigliare:</p>
<p>petit verdot 60%<br />
merlot 20%<br />
cabernet 20%</p>
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		<title>Tutti i tagli per arrivare al mio blend</title>
		<link>http://www.myfeudo.it/2010/03/tutti-i-tagli-per-arrivare-al-mio-blend/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 16:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Botré</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assemblaggio del blend]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto]]></category>
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		<description><![CDATA[[Prosegue da qui]
Procedo ai tagli:
Taglio 1: i tre vini in parti uguali
All’olfatto ha tendenza morbida sembra prevalere il merlot…
Buona grinta al palato con finale morbido, buona persistenza e tannini che asciugano sottili
Taglio 2: cabernet 40 – petit verdot 40 – merlot 20
Tra tutti mi sembra guadagnare in complessità olfattiva, palato di maggior sciuoltezza all’allungo più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[<a href="http://www.myfeudo.it/2010/03/la-speranza-di-vedere-scompaginate-le-aspettative/" target="_blank">Prosegue da qui</a>]</p>
<p>Procedo ai tagli:</p>
<p><strong>Taglio 1</strong>: i tre vini in parti uguali<br />
All’olfatto ha tendenza morbida sembra prevalere il merlot…<br />
Buona grinta al palato con finale morbido, buona persistenza e tannini che asciugano sottili</p>
<p><strong>Taglio 2</strong>: cabernet 40 – petit verdot 40 – merlot 20<br />
Tra tutti mi sembra guadagnare in complessità olfattiva, palato di maggior sciuoltezza all’allungo più sottile però, meno densità e concentrazione ma bella persistenza e profondità</p>
<p><strong>Taglio 3</strong>: cabernet 80- petit verdot 10- merlot 10<br />
Maggiore coesione ma manca, a mio gusto, uno slancio più verticale… palato di buona compattezza e rotondità, paga appena in rotondità rispetto all’1 ma ha più carattere e profondità</p>
<p><strong>Taglio 4</strong>: petit verdot 80- cabernet 10- merlot 10<br />
Molto fresco e teso il naso, manca una quota di densità e complessità… palato dai tannini più aggressivi ma pure con lo sviluppo alla persistenza profondo e croccante, chiusura di liquirizia, tannini lievemente asciuganti.</p>
<p><strong>Taglio 5</strong>: merlot 80  – cabernet 10  – petit verdot 10<br />
Frutto maturo densità e complessità… palato ampio largo non troppo complesso e profondo all’allungo</p>
<p><strong>Taglio 6</strong>: merlot 50 – petit verdot 30  – cabernet 20<br />
Densità, rotondità… palato di buon succo con allungo denso di bella complessità e ricchezza</p>
<p><strong>Taglio 7</strong>: merlot 45- cabernet 45 – petit verdot 10<br />
Emerge il cabernet, al naso e anche al palato, che sembra più sul suo tannino che su quello del merlot</p>
<p>Mi sono concesso una pausa di riflessione.<br />
L’idea che emerge è quella che non sia semplice trovare a questo punto<strong> il giusto equilibrio tra la densità offerta dal Merlot e la maggiore profondità e tempra che porta il Cabernet, il Petit Verdot mi sembra utile a smorzare il calore del finale del Merlot ma manca di quell’accento di maggiore complessità</strong>. Procedo allora ad un’altra serie di tagli, finendo col dare più peso a Merlot e Cabernet.</p>
<p>Gli <strong>ultimi tagli </strong>su cui mi concentro:</p>
<p><strong>Cabernet 45 &#8211; merlot 40 &#8211; petit verdot 15</strong></p>
<p>Attacco morbido bei profumi buona integrazione tra tannini e polpa, appena austero, buona profondità e ricca persistenza di bella concentrazione ma che si sviluppa con buona progressione gustativa.</p>
<p><strong>Cabernet 60 &#8211; merlot 30 &#8211; petit verdot 10</strong></p>
<p>Più scioltezza all’allungo bella complessità olfattiva buon calore mediterraneo ben smorzato dai tannini… lunga persistenza:  è quello che prediligo.<br />
Dopo una mattinata di incroci tra pesi e misure approdo ad un’idea di taglio assai prossima a quella pronosticata prima di procedere agli assaggi.  Ne sono divertito e soddisfatto.</p>
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		<title>I tre vitigni e la Sicilia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 16:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adua Villa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Sicilia è una terra piena di contraddizioni, ma le condizioni naturali per la produzione di vino non potrebbero essere migliori: lunghe ore di sole, clima caldo e secco e le scarse precipitazioni assicurano l&#8217;optimum per la maturazione dell&#8217;uva.
E&#8217; così divertente e affascinante partecipare alla creazione di un blend tramite analisi di uve interessanti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Sicilia è una terra piena di contraddizioni</strong>, ma le condizioni naturali per la produzione di vino non potrebbero essere migliori: lunghe ore di sole, clima caldo e secco e le scarse precipitazioni assicurano l&#8217;optimum per la maturazione dell&#8217;uva.</p>
<p>E&#8217; così divertente e affascinante partecipare alla creazione di un blend tramite analisi di <strong>uve interessanti come il Merlot e il Cabernet Sauvignon </strong>che danno vita ai più prestigiosi vini della Gironda. Tali vitigni, in terra sicula, hanno trovato meravigliose condizioni ambientali. In particolare questi Merlot e Cabernet Sauvignon annata 2007 presentano dei buoni estratti e grado alcolometrico, che invitano ad una degustazione particolarmente attenta. Le sensazioni floreali e fruttate sono maggiormente incisive di quelle &#8220;verdi&#8221;, anche se alla gustativa sono da rivedere soprattutto per il Cabernet (ma sono campioni!).</p>
<p>Fin qui tutto bene, con le percentuali dei vini si riesce a &#8220;giocare&#8221; ottimamente, ove l&#8217;uno è sostenitore dell&#8217;altro, ma nel momento in cui entra in gioco il <strong>Petit Verdot </strong>devo un po’ riassemblare il tutto in relazione alle percentuali stesse. Questo ultimo vitigno, che nasce nelle pianure più umide del Medoc, qui in Sicilia ha trovato una stupenda terra di adozione considerando il terreno calcareo ed essendo soprattutto un&#8217;isola abbracciata da venti caldi, vista la maturazione tardiva di questa pianta. Le sue note speziate, la sua freschezza, tutti fattori che mi inducono a riflettere, soprattutto in confronto al Cabernet, e nel momento in cui vedo i numeri che sto usando, penso: &#8220;Chissà come mi sarei comportata nei confronti delle percentuali in un blend con lo Shiraz&#8221;.</p>
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		<title>La speranza di vedere scompaginate le aspettative</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Botré</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assemblaggio del blend]]></category>
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		<description><![CDATA[Le prime riflessioni sono puntate al tipo di vino che vorrei assemblare: un vino elegante, di nobile stoffa, in grado di evolvere nel tempo. Prima ancora di stappare i tre campioni, leggendo le schede allegate ho iniziato a fare qualche considerazione su cosa attendermi. Mi soffermo sulle rese per ettaro e sui tempi di macerazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le prime riflessioni sono puntate al <strong>tipo di vino che vorrei assemblare: un vino elegante, di nobile stoffa, in grado di evolvere nel tempo</strong>. Prima ancora di stappare i tre campioni, leggendo le schede allegate ho iniziato a fare qualche considerazione su cosa attendermi. Mi soffermo sulle <strong>rese per ettaro </strong>e sui <strong>tempi di macerazione</strong>. Pur non sapendo quali possano essere i diversi cloni coinvolti, rispetto alla resa, la sensibile differenza tra Cabernet e Merlot, da una parte, e Petit Verdot, dall’altra, mi suggerivano una concentrazione maggiore nei primi due campioni. Invece, i tempi di macerazione più lunghi per il Cabernet mi davano l’idea che da quest’uva l’estrazione più importante fosse una scelta dettata da una sua migliore e più piena maturità rispetto alle altre due, nonché da una sua più provata attitudine al maggior contatto tra mosto e bucce. Le somme che ho tirato a bottiglie ancora chiuse erano allora queste: il Cabernet, che dovrebbe avere più ruvidità ma pure più stoffa, lo immagino come il cardine base della cuvée, augurandomi di trovare nel Merlot quella quota di morbidezza che ne smussi gli spigoli e nel Petit Verdot quel suo proverbiale slancio di profumi più verticali e di nerbo gustativo che arricchiscano la trama del vino. Insomma, il più classico dei tagli bordolesi.<br />
<strong> La speranza è però anche quella di vedere almeno in parte scompaginate queste aspettative</strong>, per creare un vino che all’eleganza aggiunga l’indispensabile tocco di originalità, di imprevedibilità.</p>
<p><strong>Ho bendato le bottiglie numerandole al fine di non essere troppo condizionato da questa idea di partenza</strong>. Una volta scoperte, compiacendomene, ho trovato più conferme che smentite, forse mi attendevo qualcosa di più dal Petit Verdot, invece Merlot e Cabernet sono, già in purezza, molto buoni.<br />
Riporto gli appunti così come li ho scritti direttamente sul portatile.</p>
<p><strong>Merlot</strong><br />
Aperto, ricco con note di frutti scuri e lievi sensazioni di spezie dolci e bella rotondità, sostenuta da una giusta quota di freschezza, spigliato… anche dopo minuti di ossigenazione mi conferma al naso la sua propensione alla morbidezza. Palato morbido ma con un bel tannino sottile… appena calda di alcol la chiusura.</p>
<p><strong>Petit Verdot</strong><br />
Subito sembrerebbe il meno ricco e complesso al naso, come più ovattato sulle prime, sensazioni di frutto maturo ed erbe mediterranee, composto, austero, franco, poco espansivo, ma di carattere distinto… Col tempo cresce, ha una buona tensione.<br />
Approccio al palato meno concentrato tannini lievemente più rugosi chiusura di bocca meno morbida ma abbastanza profondo e di buona persistenza.</p>
<p><strong>Cabernet Sauvignon</strong><br />
Maturo, frutto scuro e sottili note erbacee, note di carne e di vaniglia, coniuga alla morbidezza diverse sfaccettature, anche una buona freschezza, suggerendo densità gustativa e complessità…<br />
Tannini più incisivi, vino ricco aperto di bella consistenza, persistenza ricca con toni di prugna matura, piacevolmente amarognolo, solo lievemente caldo.</p>
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		<title>Due o tre cose che (non) ho capito sugli assemblaggi</title>
		<link>http://www.myfeudo.it/2010/03/due-o-tre-cose-che-non-ho-capito-sugli-assemblaggi/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 13:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mettete una buretta (sorta di cilindro graduato per liquidi) sul bando di una enoteca e mettetevi comodi a seguire le reazioni. Passato un pò di sgomento e varie richieste di assaggio dei 3 campioni monovarietali (a proposito dei tre quello che va via meglio è ovviamente il cabernet sauvignon, prendere nota amanti del marketing) qualcuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettete una buretta (sorta di cilindro graduato per liquidi) sul bando di una enoteca e mettetevi comodi a seguire le reazioni. Passato un pò di sgomento e varie richieste di assaggio dei 3 campioni monovarietali (a proposito dei tre quello che va via meglio è ovviamente il cabernet sauvignon, prendere nota amanti del marketing) qualcuno comincia a chiedere a cosa serve lo strano coso graduato. Se poi ti metti un pochino a mescolare in pubblico, scatta la curiosità e la voglia di sperimentare è contagiosa!<span id="more-438"></span><br />
Scopri così che molte persone sono convinte che i vini siano essenzialmente uvaggi e non assemblaggi e trovano inconcepibile che i vini possano essere assemblati solo in un secondo momento dopo un pò di affinamento separato. Poi scopri che un conto è ciò che le persone pensano di volere e ciò che invece gli piace sul serio. Elemento fondamentale nella vita di un sommelier ma che spesso viene trascurato da uomini di marketing, analisti e soprattutto enologi, soprattutto preoccupati e pagati per avere il vino migliore e non il vino che si venda bene.<br />
Per i più smaliziati, è anche bello capire che in enologia 1+1 raramente fa 2 in quanto mescolando vitigni con caratteristiche ben precise non si ottiene una somma algebrica dei due ma spesso moltiplicazioni o sottrazioni e una quantità spesso incalcolabili di proprietà emergenti, tipiche dei sistemi complessi come lo sono gli assemblaggi dei vini. E capisci subito che fare un vino spesso sconfina nell&#8217;arte, o almeno nel grandissimo artigianato.<br />
Non essendo nè artista nè artigiano confido che il &#8220;mio&#8221; My Feudo sia venuto fuori almeno passabile, se non altro per la fortuna dei principianti&#8230;<br />
[Andrea ha raccontato i dettagli del suo assemblaggio su <a href="http://vinodaburde.simplicissimus.it/2010/03/02/my_feudo_prova_su_strada_in_trattoria/" target="_blank">Vino da Burde</a>]</p>
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		<title>La sorprese dei tre vini e infine&#8230; Eureka!</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Lisciandrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assemblaggio del blend]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto]]></category>
		<category><![CDATA[assemblaggio]]></category>
		<category><![CDATA[butera]]></category>
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		<description><![CDATA[Per creare il nostro blend di Myfeudo abbiamo scelto una serata fredda e piovosa, ideale per chiudere la saracinesca dell&#8217;enoteca e provare a miscelare questi tre rossi in modo da creare un vino che rispecchia in parte la nostra personalità e gusto.
L&#8217;idea iniziale era di assagiare i tre vini singolarmente, scegliere quello che ci piaceva di più e cercare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per creare il nostro blend di Myfeudo abbiamo scelto<strong> una serata fredda e piovosa</strong>, ideale per chiudere la saracinesca dell&#8217;enoteca e provare a miscelare questi tre rossi in modo da creare un vino che rispecchia in parte la nostra personalità e gusto.</p>
<p>L&#8217;idea iniziale era di <strong>assagiare i tre vini singolarmente</strong>, scegliere quello che ci piaceva di più e cercare di farlo emergere utilizzando gli altri due per ammortizare il più possibile i difetti del primo.<br />
Analizzando i singoli vini <strong>quello che ci intriga di più all&#8217;inizio risulta essere il Petit Verdot</strong>: profumi accativanti e freschezza piacevole, pur riconoscendo che tra i tre è il più corto mentre il Merlot è quello che ci piace meno (si sente fin troppo l&#8217;argilla) forse perchè ancora troppo chiuso.</p>
<p>Quindi iniziamo il nostro primo tentativo con una percentuale alta di Petit Verdot, poi Cabernet e infine Merlot: <strong>il risultato è un vino quasi imbevibile</strong> per la sua astrigenza oltre ad essere abbastanza piatto.<br />
<strong> Cambiamo quindi repentinamente idea</strong> e riflettiamo sulle bassissime percentuali di Petit Verdot che utilizzano i francesi nei tagli bordolesi ed iniziamo un nuovo blend cercando di far emergere il Cabernet ed usare una bassa percentuale di Petit Verdot.<br />
Il risultato di questo nuovo tentativo è migliore ma non ci convince del tutto, lo troviamo con poca personalità, ricominciamo quindi a tagliare il vino variando le percentuali di Merlot e Cabernet finchè&#8230; Eureka! Trovato!</p>
<p>Appena versiamo questo blend nel bicchiere subito al naso lo troviamo accativante, in bocca poi risulta piacevole e con una finezza rispettabile e lo beviamo con gusto.<br />
Bene questo è il nostro blend: ci piace e ci ricorda un St. Emilion a noi caro, spero piaccia anche a voi.</p>
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		<title>Preludio al pomeriggio</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 11:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assemblaggio del blend]]></category>
		<category><![CDATA[Le fasi del progetto]]></category>
		<category><![CDATA[assemblaggio]]></category>
		<category><![CDATA[cabernet sauvignon]]></category>
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		<category><![CDATA[stefano caffarri]]></category>
		<category><![CDATA[vini]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Preparo il tavolo per il lavoro. Mi sono preso un paio d&#8217;ore con i P.E.U. (piccoli esseri umani) in trasferta: faticavo ad immaginare i traffici con il dosatore e il vino tinto che cola da per tutto e i ragazzi tutt&#8217;attorno. Metto un disco, e può essere solo Debussy: Prélude à l&#8217;après-midi d&#8217;un faune. Ridacchio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Preparo il tavolo per il lavoro. Mi sono preso un paio d&#8217;ore con i P.E.U. (piccoli esseri umani) in trasferta: faticavo ad immaginare i traffici con il dosatore e il <em>vino tinto</em> che cola da per tutto e i ragazzi tutt&#8217;attorno. Metto un disco, e può essere solo Debussy: <em><strong>Prélude à l&#8217;après-midi d&#8217;un faune</strong></em>. Ridacchio, che il pezzo mi pare opportuno.<br />
Certo non sono volute di fumo, ma tra bicchieri bottiglie misurini e dosatori mi pare di essere Dexter nel laboratorio.<br />
Inizio ammirando l&#8217;organizzazione. Etichette adesive, stampate. Decilitro misuratore, schede in carta da 200grammi. Leggo attentamente le avvertenze, e poi stappo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.myfeudo.it/2010/02/preludio-al-pomeriggio" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-408 aligncenter" title="P1120759 [800x600]" src="http://www.myfeudo.it/wp-content/uploads/2010/02/P1120759-800x600-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il merlot è sferico, rasposo e un po&#8217; cotto. Il cabernet sauvignon suona maturo, più maschio. Il p&#8217;tit verdot ha quel bel colore, quel naso sottile e muschioso. Quel finale asciutto.<br />
Cercherò un bicchiere franco, con un poco d&#8217;acidità che renda felice il sorso perdendo le dolcezze in esubero.<br />
Cercherò un bicchiere che confermi l&#8217;austerità fresca del p&#8217;tit verdot, la lunghezza del cabernet  e la batteria tannica del merlot.<br />
Curioso quanto sia percepibile la differenza delle differenti misture, a pochi minuti di distanza: curioso che sia così palese la varianza tra i blend di due soli vini, più piatte e inespressive.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.myfeudo.it/2010/02/preludio-al-pomeriggio"><img class="size-medium wp-image-409 aligncenter" title="P1120763 [800x600]" src="http://www.myfeudo.it/wp-content/uploads/2010/02/P1120763-800x600-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Al primo tenetativo ottengo una cavalcata tannica e un corpo esile. Lo correggo, ma mi resta un sorso dolce, troppo. Cambio ancora di poco, e trovo un poco di eleganza: ma il tannino allappa ancora. Provo ad eliminare il merlot, ma l&#8217;assaggio risulta slegato, e il naso rinchiuso.<br />
All&#8217;ottavo tentativo il bicchiere è asciutto come vorrei, anche se ancora troppo dolce. Più profondo, esce anche qualche piccanza, libero da imponenze, breve nel finale.<br />
Qualche altro aggiustamento centesimale, ed ottengo un po&#8217; di complessità in più al naso. I tannini che restano esposti, evolveranno: il sorso declina meglio, senza crolli improvvisi.<br />
Questo va bene.</p>
<p style="text-align: left;">(la cosa che non sai se non provi è che nella mistura il risultato non è mai pari alla somma delle parti. Dici: una parte di dolce, una di ruvido, una di acido ed ecco quello che mi serve. Invece esce una cosa piatta lattiginosa e molle come una lumaca senza la chiocciola.)</p>
<p style="text-align: left;">La considerazione finale, spogliata di ogni sentimentalismo, è che in fondo nel mio lavoro di oggi mancava un progetto: che cosa stavo raccontando? In fondo stavo solo cercando la gradevolezza secondo il mio &#8211; indegno &#8211; palato. E un bicchiere di vino non può, non deve essere solo questo. Che Sicilia racconta il mio assemblaggio? A chi deve piacere? Per chi è fatto?<br />
In fondo preparare un vino che piaccia a se stessi è come scrivere &#8220;per sè&#8221;. Va a finire che ti scavi una nicchia così profonda che ti ci trovi sepolto dentro.</p>
<p>Mai come adesso, con il tavolo macchiato di macchie stinte, ho la convinzione che il vino sia soprattutto la prosecuzione del discorso con altri mezzi [cit.]</p>
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		<title>La sconvolgente differenza tra palati</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 11:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo La Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assemblaggio del blend]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto]]></category>
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		<category><![CDATA[butera]]></category>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto vorrei ringraziare Casa Vinicola Zonin per la bella iniziativa in cui sono stato coinvolto: ho dedicato una serata alla degustazione dei diversi tagli ottenuti dai tre vitigni di Feudo Principi di Butera ed è stata un&#8217;esperienza nuova e molto interessante.
In occasione di una delle serate di chiusura del mio ristorante ho organizzato la degustazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto vorrei ringraziare Casa Vinicola Zonin per la bella iniziativa in cui sono stato coinvolto: ho dedicato una serata alla degustazione dei diversi tagli ottenuti dai tre vitigni di Feudo Principi di Butera ed è stata<strong> un&#8217;esperienza nuova e molto interessante</strong>.</p>
<p>In occasione di una delle serate di chiusura del mio ristorante ho organizzato la <strong>degustazione Myfeudo</strong>, invitando<strong> 5 amici a casa mia </strong>per avere un confronto con palati diversi.</p>
<p>Per fare il mio blend ho cercato di <strong>immaginare che cosa sarebbe piaciuto ai clienti del mio ristorante</strong>, invece di assecondare il mio personale gusto. Infatti io solitamente preferisco i monovitigni, e <strong>se avessi deciso di fare un vino solo per me probabilmente avrei optato per un Cabernet Sauvignon </strong>che a mio avviso è senz&#8217;altro uno dei vitigni più completi.</p>
<p>E quindi ho deciso di tagliare un blend non certo esclusivo, ma che potesse incontrare di più i gusti dei miei clienti.<br />
Secondo me <strong>c&#8217;è sempre più bisogno di rossi che colpiscano il naso, per poi andare a colpire il palato</strong>. E così ho deciso di partire da un Petit Verdot molto protagonista per poi scalare in percentuale fino ad arrivare al mio blend.<br />
In tutto<strong> ho provato 9 tagli prima di arrivare al mio definitivo</strong>. Io facevo i miei mix, assaggiavo, e poi facevo assaggiare ai miei amici. Ci siamo molto divertiti e <strong>constatare la differenza tra i singoli palati è stato sconvolgente</strong>, infatti due dei cinque partecipanti alla degustazione avrebbero fatto un vino diverso.</p>
<p>Alla fine però ho fatto di testa mia, non ho avuto dubbi sul mio taglio e ora non vedo l&#8217;ora di confrontarmi con voi per capire quale blend sia il meglio riuscito!</p>
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